Misiliscemi: Cambiamento, Sfida o Paura?

“Non c’è realtà permanente ad eccezione della realtà del cambiamento, la permanenza è un’illusione dei sensi”. Mutamento o stabilità? Rottura o continuità? Da come si evince dal frammento sopracitato, non abbiamo alternativa: siamo soggetti al divenire, alla trasformazione. Siamo inseriti in una realtà spazio temporale che è in continuo movimento.
Dobbiamo necessariamente tessere le fila di un rapporto che ci vede in continua relazione con la variazione delle coordinate che orientano la nostra esistenza. Dobbiamo fare i conti con il cambiamento di paradigmi, in cui collochiamo il nostro agire, frutto di credenze, opinioni, espressioni culturali relativi al nostro contesto di riferimento. Ma la questione che qui mi sembra cruciale è quella relativa al nostro reagire se sottoposti al cambiamento.
Cosa intendiamo per cambiamento, come ci relazioniamo ad esso? Penso al cambiamento come parola ambivalente, alla quale è possibile associare reazioni emotive diverse, opposte.
 

Il cambiamento è motivo di gioia, ma anche di dolore, di paura. Rintracciando il senso etimologico del termine si intravede questa doppia valenza: un significato attivo, che si ricollega alla capacità di modulare, di voltare, uno passivo, inerente all’essere piegato, prostrato. Che derivi, allora, proprio da quest’ultima accezione del termine, quel senso di paura, che coincide con il timore di adattarsi a paradigmi nuovi che ci richiedono a gran voce la formazione di nuovi equilibri? La paura di cambiare a mio avviso è correlata alla paura di non avere parte o spazio in quella nuova realtà che è pronta a delinearsi. Siamo inghiottiti dal timore e dall’angoscia dell’incertezza. Non vogliamo rinunciare a ciò che si presenta come stabile, alle nostre certezze in favore di una realtà, che, anche se risultasse migliore, è solo intravista, e portatrice di un nuovo paradigma.

Questo è ciò che si sta verificando tra le vie del Misiliscemi: quali e chi saranno i nuovi riferimenti? Chi farà cosa? Chi e come verranno gestite le nostre finanze? Questi, tra i tanti legittimi interrogativi che giungono a interpellare l’animo di chi adesso si ritrova ad assumere una posizione. Quando, però, all’interrogativo non segue una ricerca finalizzata all’individuazione delle risposte, subentra la paralisi, una stasi che logora lentamente e senza sosta, l’iniziativa, lo sforzo di un possibile cambiamento che così stenta a presentarsi come vera alternativa. Come se l’immobilismo non avesse conseguenze, come se l’ignavia non fosse portatrice di disfatti e ristrettezze che ci obbligano a vivere una realtà che non ci rispetta.

Ma allora, quale futuro vogliamo per noi? Quale realtà vogliamo condividere? Lasciamo la paura e abbandoniamoci alla speranza. Lasciamo il disfattismo, il fallimento, e avviciniamoci alla rinascita. Dobbiamo crederci, dobbiamo credere che sia possibile.

Qui non ci si sta solo giocando la possibilità di avere una nuova amministrazione, ma la vera partita della democrazia. Dobbiamo impegnarci perché è nostro dovere morale dare a questa terra e a chi vi abita la possibilità di diventare in atto, ciò che è già in potenza. Questo è ciò che ci prospetta il progetto Misiliscemi.

Vi si chiede di collaborare, di essere parte attiva e proattiva di quel processo che si pone come obiettivo la creazione di una società nuova, migliore. Vi si chiede di investire su ciò che ingiustamente è stato fino ad adesso mortificato e calpestato. Vi si chiede di smettere di avere paura e di diventare liberi: “saremo liberi solo quando non proveremo più vergogna davanti a noi stessi”.

 

Martina Vultaggio

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