La prevenzione di un territorio

Lo tsunami giapponese del 2011 ha portato con se le barche del porto di Fudai ma non ha potuto colpire le case perché erano protette da un muro di 15 metri lungo 205.Un muro che salvò 3087 persone.
Quel muro,costruito negli anni 70, era stato voluto ad ogni costo da Kotaku Wamura, sindaco di Fudai, accusato, in vita, di aver sperperato denaro pubblico, morto deriso e solo alla fine degli anni 90.
Ora la tomba di Womura è luogo di pellegrinaggio di tutti coloro che gli sono riconoscenti per non aver mai mollato, di aver avuto la forza di perseverare anche quando la memoria dei suoi concittadini cancellava il ricordo di due tsunami che avevano cancellato Fudai nel 1896 e nel 1933, riportando a riva centinaia di cadaveri per giorni e giorni. I figli di chi lo derideva ed offendeva per la sua caparbietà, accusandolo di distogliere risorse allo sviluppo ora venerano la tomba di quel sindaco.
 
Quello di Womura è l’esempio lampante dei benefici della prevenzione cheil nostro modello di sviluppo ignora e minimizza costantemente, determinando su larga scala dinamiche incontrollabili come il cambiamento climatico, basti pensare alle “bombe d’acqua” ed alle alluvioni ormai frequentissime… Tutti eventi che determinano danni ingentissimi come prevedeva il rapporto Stern qualche anno fa o, anni ed anni prima, i rapporti del Club di Roma.
Ogni qualvolta un politico può scegliere fra politiche insensate ad alto rischio che, però determinano benefici immediati e politiche sagge ma impopolari sceglie le prime, tradendo i suoi concittadini ed abdicando al suo ruolo di guida nella società.
 
In Italia il sindaco è responsabile della prevenzione e della gestione delle emergenze: nessuno conosce il territorio e le risorse disponibili meglio di un sindaco.
Il sindaco deve coordinare la stesura, la pubblicazione e l’aggiornamento costante del piano di emergenza comunale, prima detto piano di protezione civile.
La prevenzione dovrebbe essere condivisa con la cittadinanza e noi italiani siamo famosi al punto tale che le direttive comunitarie sulla materia (sul rischio di incidenti rilevanti e comunicazione con la cittadinanza) prendono il nome di “Direttiva Seveso”, dalla tragedia omonima.
Il piano di prevenzione ed emergenza dovrebbe contenere le informazioni necessarie a gestire al meglio i rischi specifici di un certo territorio, individuando in tempo di pace le procedure per tutelare la popolazione e affinarle, definendo i siti per l’accoglienza della popolazione e dei mezzi di soccorso e tanto altro…
Il piano deve essere consultabile da ogni cittadino perché la conoscenza è importante (ricordate “uomo avvisato mezzo salvato”?) e la condivisione delle informazioni è imprescindibile.
 
Ed ora vi chiedo: sapete quali sono le aree di accoglienza nel vostro comune e/o nel territorio in cui vivete? Ed i rischi che lo contraddistinguono? E, soprattutto, sapete come comportarvi nel caso quei rischi si avverassero?
Essere cittadini ma soprattutto Padri e Madri di famiglia significa sapere come comportarsi in caso di evento emergenziale per proteggere al meglio le famiglie.
Per questo il legislatore impone l’obbligo della stesura e della pubblicazione del piano di prevenzione ed emergenza , per permetterci di condividere un progetto comune per rendere sempre più sicuro il contesto territoriale in cui viviamo.
 
Il territorio del Misiliscemi, ha, da diversi anni, condiviso i principi dell’eco sostenibilità ambientale e della cura e prevenzione del territorio. Già dal convegno  del  2009 eravamo presenti per relazionare sulla nostra iniziativa.
Per altre informazioni è possibile consultare il seguente sito:  www.prevenzionefacile.it
Dott. Francesco Maria Ermani

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